Ardere è più importante che illuminare

tommaso

Come la lucerna non può splendere se non viene accesa con il fuoco, così non splende la lucerna spirituale se non arde e non si infiamma del fuoco della carità. E perciò ardere è più importante che illuminare, perché la conoscenza della verità è concessa unicamente attraverso la fiamma della carità.

Sicut lucerna lucere non potest nisi igne accendatur, ita lucerna spiritualis non lucet nisi prius ardeat et inflammetur igne caritatis. Et ideo ardor praemittitur illustrationi, quia per ardorem caritatis datur cognitio veritatis.

(Tommaso d’Aquino, Super Evangelium Ioannis, caput V, lectio 6)

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La penombra

L’irragionevole terrore della penombra, gli alberi che si sfiorano mossi dal vento nel buio del crepuscolo che ormai è già notte, la paura di perdere nell’oscurità il tuo bene più prezioso: questo e altro nella meravigliosa poesia di Eichendorff, scritta all’apice del romanticismo tedesco (1812), nella musica strana e commovente di Schumann, nell’interpretazione praticamente perfetta di Dietrich Fischer-Dieskau. Qui la mia traduzione di servizio, e subito dopo l’insuperabile originale tedesco.

Il crepuscolo vuole stendere le ali,
gli alberi si sfiorano tremando,
le nuvole scorrono come sogni pesanti,
questo terrore, cosa vuol dire?

Se un capriolo ti è più caro degli altri,
non lasciarlo al pascolo da solo;
ci sono cacciatori nel bosco, suonano il corno,
si raccolgono e riprendono il cammino.

Se quaggiù hai un amico
non fidarti di lui in quest’ora:
amichevoli sono lo sguardo e le parole,
ma medita guerra, e la sua pace è inganno.

Ciò che oggi stanco tramonta
sorgendo rinascerà domani.
Molte cose si perdono nella notte:
sta’ in guardia, sveglio e lieto!

—–

Dämmrung will die Flügel spreiten,
Schaurig rühren sich die Bäume,
Wolken zieh’n wie schwere Träume –
Was will dieses Grau´n bedeuten?

Hast ein Reh du lieb vor andern,
Laß es nicht alleine grasen,
Jäger zieh’n im Wald’ und blasen,
Stimmen hin und wider wandern.

Hast du einen Freund hienieden,
Trau ihm nicht zu dieser Stunde,
Freundlich wohl mit Aug’ und Munde,
Sinnt er Krieg im tück’schen Frieden.

Was heut müde gehet unter,
Hebt sich morgen neu geboren.
Manches bleibt in Nacht verloren –
Hüte dich, bleib’ wach und munter!

 

La libertà

“Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è libertà. La libertà senza giustizia sociale è una conquista vana.”

Gli insegnamenti della vecchiaia

Non è che la vecchiaia insegni qualcosa di nuovo: tutto quello che può dire è esattamente ciò che la gioventù già conosce, e anzi il vecchio stesso si stupisce, a volte, di come quella che a lui sembra una scoperta sia, a ben guardare, qualcosa di ovvio, cui lui stesso sarebbe arrivato anche prima, se solo ci avesse pensato. Ma è come guardare lo stesso oggetto da due posizioni diverse: in una posizione pensiamo che certo, l’oggetto è fatto così, ma probabilmente ci sono dei sensi nascosti che ancora non conosciamo e che gli conferiscono una profondità inaccessibile, che ci proponiamo, con gli anni, di esplorare; nell’altra posizione sappiamo che l’oggetto è fatto così e basta. In un certo senso, invecchiare è solo una perdita del senso di prospettiva. (Resta da stabilire se la prospettiva sia, in generale, ingannevole.)

E son certo che m’ama

«Sappi ch’io sono innamorato d’una bella dama / e son certo che m’ama».

E son certo che m’ama: l’aggiunta immediata esclude la possibilità da parte di Don Giovanni di concepire un vero rifiuto: o per lo meno così deve essere nel momento che precede la conquista. Se la coscienza del tempo di Don Giovanni è, nel suo complesso, diacronica, non così per i singoli momenti; ognuno di essi comporta un giudizio di Don Giovanni che non è influenzato dai momenti passati né può servire da insegnamento per i futuri. Tutto questo però non per incapacità a estendere l’esperienza verso il prima e il dopo – che sarebbe una banalità – ma in vista di uno scopo preciso, che è la conquista. Non è che Don Giovanni non conosca il rifiuto, anzi lo conosce spesso, ma tale rifiuto è perfettamente privo di effetti sulla conquista successiva; in ogni istante Don Giovanni dimentica – e non solo finge di dimenticare, ma dimentica realmente – i rifiuti passati, e questo perché anche il suo oblio è finalizzato alla ulteriore presa di possesso. L’ansia per il tempo nel suo trascorrere complessivo – sentimento di cui Don Giovanni è campione – non esclude ma anzi strumentalizza, per neutralizzare se stessa, l’incapacità di collegare fra loro gli istanti di insuccesso per trarne insegnamento. Don Giovanni non impara mai la sconfitta; ciò che rimane inconquistato, cessa di esistere; ciò che invece viene conquistato entra a far parte dell’io in infinita espansione – la lista – che è l’unico strumento di lotta contro il tempo.

In ogni inizio

Jedem Anfang wohnt ein Zauber inne, scriveva Hesse: in ogni inizio si nasconde una magia. Così l’intera Colonia Penale si è trasferita su una nuova piattaforma per iniziare un nuovo percorso, e chissà che il puro e semplice cambiamento non serva a diradare la nebbia, ad aumentare la luce di questo autunno, insopportabile come tutti gli autunni.