Storie di Santa Uova: il miracolo delle undici uova
(8 gennaio 1988)

Caratteristica di Santa Uova è la capacità di operare miracoli totalmente privi di qualsiasi utilità. In questo mirabile esempio di Alessandro Salesi, al passaggio della Santa compaiono improvvisamente undici uova. (E sono veramente undici, basta provare a contarle.)
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Dialogo filosofico sulla certezza dell’io



(Il giardino di casa. Io seduto su una sedia di vimini, mia figlia Serena di quattro anni che gioca davanti a me)

Io: Chi è questa bella bambina?

Serena: Ma papà! Sono io, Serena!

Io: Serena?

Serena: (con fiducia) Sì!

Io: Ma sei proprio sicura di essere Serena?

Serena: (con minore fiducia) Certo che sono sicura!

Io: E come fai a esserne sicura?

Serena: (dopo lunga perplessità) Me lo ha detto la mamma!…

Io: La mamma? E se la mamma si fosse sbagliata?

(Pausa, densa di riflessioni.)

Serena: Ma dai, papà! Sono io! Non vedi che ho i calzini rossi?

Io: Vuoi dire che tutte le bambine con i calzini rossi sono Serena?

Serena: Ma no!

Io: E allora chi ti dice che sei per davvero Serena?

(Silenzio meditabondo. Infine, con spigliatezza:)

Serena: Comunque non sono Dorabella (la sorella di un anno, n.d.r.)! Perché lei non parla e io invece, lo vedi? parlo!

L’armonia è il venir meno del segno

Assai meglio che cancellando, la censura ottiene il suo scopo aggiungendo elementi simili, come le scritte sui muri vengono meglio rese illeggibili camuffando le lettere con armoniosa regolarità, in modo che vengano rese tutte simili. La semantica si fonda – ovvio – sulla possibilità di discriminare elementi diversi; separa assai più che congiunge. La censura invece, che vuole impedire la comunicazione, assimila democraticamente, asseconda l’uguaglianza sociale, soffoca il segno – e cioè la diversità – proponendo un parametro di comportamento. L’asprezza contrastiva, che permette lei sola di significare, è smussata da una armoniosità funeraria. E’ uno dei motivi alla base della malinconia implicita in ogni accordo musicale perfetto.

Platone sui governanti

«A loro soltanto fra i cittadini non sarà lecito maneggiare e toccare oro e argento, né di entrare sotto un tetto che ne contenga […] E così potranno salvarsi e salvare la città; ma se essi possedessero privatamente terra, case e ricchezze, invece che difensori della città diventerebbero amministratori e agricoltori per se stessi, e da alleati degli altri cittadini si trasformerebbero nei loro odiosi padroni. E così passerebbero la vita intera odiando e venendo odiati, tramando e subendo insidie, temendo molto di più i nemici interni di quelli esterni – correndo insomma verso l’inevitabile rovina propria e di tutta la città» (
Repubblica, 417a-b)