Come le gemme degli alberi

Quando io considero questo misterioso e miracoloso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica, ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come certe piante subacquee che in tutti i laghi di una regione alpina affiorano nello stesso giorno alla superficie per guardare il cielo primaverile, come le rondini di un continente che lo stesso giorno s'accorgono che è giunta l'ora di mettersi in viaggio. Era giunta l'ora di resistere; era giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.    (Piero Calamandrei)

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Davanti alla vetrina di Casinelli

Davanti alla vetrina di Casinelli giravano due bambini, un maschietto di circa sei anni e una bambina di circa sette, vestiti da ricchi, e parlavano di Dio e del peccato. Io stavo in piedi dietro di loro. La bambina, forse cattolica, riteneva che vero peccato fosse solo il mentire a Dio. Il bambino, forse protestante, le chiedeva allora con infantile ostinazione cosa fossero il mentire agli uomini o il rubare. "Un grande peccato anch’essi" rispose la bambina, "ma non il più grande, solo i peccati contro Dio sono i più grandi, per quelli contro gli uomini abbiamo la confessione. Quando mi confesso, dietro di me torna subito l’angelo; se invece faccio un peccato dietro di me viene il diavolo, anche se non lo si vede". E stanca di quella mezza serietà, fece per scherzo una giravolta su se stessa e disse: "Vedi, dietro di me non c’è nessuno". Anche il bambino si girò allo stesso modo, e vide me. "Vedi," disse senza contare che dovevo sentirlo, o anche senza pensarci, "dietro di me c’è il diavolo". "Lo vedo anch’io," disse la bambina, "ma non intendevo quello".

Kafka, Diari, nota del 18.2.1920