Scrivere in vacanza

Oltre alla solitudine, ci sono altri due elementi importanti a favore della scrittura che si realizzano a Sangineto: la continuità (che ti consente di non dimenticare ciò che hai pensato poche ore prima, insieme con la possibilità di metterlo subito per iscritto); e la limitatezza del tempo, che ti pone un traguardo oltre il quale la scrittura svanirà di nuovo, diventando impossibile o quasi (e questo punto smaschera come illusorio il sogno di un tempo illimitato di scrittura: forse in tali condizioni, sarebbe una paralisi ancora più penosa).

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Studiando Nel duomo davanti al mare, a Sangineto

Nel capitolo Nel duomo Kafka giunge realmente a profondità straordinarie, inesplorate, mai toccate prima. E ottiene questo associando una connotazione religiosa (continuamente contraddetta dal tono niente affatto cattolico degli eventi e della narrazione) al contrappunto luminoso tra buio e luce che fa da sottofondo, e soprattutto alla portata filosofica e universalizzante del colloquio con il prete, un colloquio che trova il suo nocciolo nella leggenda e nella sua esegesi. E quando si parla di profondità del testo si vuole alludere a questa capacità kafkiana di evocare, nello spazio finito di una proposizione, le possibilità estreme dell’esperienza umana, riempire tà éschata con il pathos del distanziamento. E tutto questo con la massima semplicità possibile (anche qui, come una forma di resistenza all’infinita complessità del contenuto narrato), insomma con un sorriso e con la solita, inconfondibile leggerezza del gesto.

L’amore per il piccolo e la disperazione

Adalbert Stifter è il rappresentante più tipico del gusto Biedermeier: cultore dei buoni sentimenti, della moderazione, soprattutto delle cose piccole e antieroiche, meritò il posto, quasi simbolico, di precettore in casa Metternich. A proposito di cose piccole, scrive all’inizio di Pietre colorate: «Una vita intera piena di giustizia, semplicità, ragionevolezza, unita a una morte tranquilla e serena io la considero grande; possenti moti dell’animo, lo spirito infiammato che agogna all’azione e nell’eccitazione spesso getta via la sua stessa vita, non li considero più grandi, ma più piccoli, in quanto prodotti di forze singole e limitate».
In conformità ai suoi principi, sopporta cristianamente la grave malattia epatica che lo colpisce nel 1864; ma infine all’improvviso, nella notte fra il 25 e il 26 gennaio 1868 afferra un rasoio, e con un colpo solo si taglia la gola. Muore dopo due giorni di orribile agonia, a 63 anni.