Pericoli della vanità
Il magnifico collo di Isadora Duncan, una delle più grandi danzatrici di tutti i tempi, artista dalla vita estrema, moglie del poeta russo Esenin, – il collo di Isadora Duncan era spesso avvolto in lunghissime sciarpe, che svolazzavano dietro di lei mentre camminava, con effetto altamente drammatico. Il 14 settembre del 1927 a Nizza, salendo sull’auto di un amico che la accompagnava, salutò i presenti in tono ironicamente ispirato: Adieu, mes amis… je vais à la gloire! E salì con decisione sull’auto, buttandosi dietro le spalle con gesto teatrale l’estremità della sciarpa. Quest’ultima però finì inavvertitamente fra i raggi delle ruote, e quando l’amico velocemente partì, la sciarpa trascinò Isadora fuori dell’auto, spezzandole il collo e uccidendola all’istante. L’automobile percorse ancora parecchi metri prima che l’autista si rendesse conto di cosa stava trascinando dietro di sé.

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La domanda ebraica

«[La domanda ebraica] può essere a buon diritto definita mediale, poiché non conosce risposte, ovvero: la risposta a essa congeniale sarà ancora una domanda. In nessuna delle basi più profonde dell’ebraismo si trova il concetto di risposta. […] Dove il giudizio prende una decisione, la giustizia solleva una domanda.» G. Scholem, Über Jona und den Begriff der Gerechtigkeit, citato nella postfazione a C. N. Bialik, Halachah e Aggadah, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 63).

Il materialismo e lo specchio di Perseo

Pensare il materialismo, nella sua forma più radicale significa tentare di sfuggire a un’aporia insita nel fatto stesso che si tratta di una filosofia monistica: tale cioè che il mondo è pensato come costituito da un’unica classe di oggetti, e cioè la materia. Questo lo sottopone inevitabilmente al paradosso di Russell, perché allora anche l’osservatore farà parte della classe che descrive: e anche questa stessa osservazione che precede è formulata da un oggetto della stessa classe dell’oggetto da descrivere, e così via. Non esiste cioè un punto di vista altro sul mondo che consenta di definire ciò di cui si sta parlando; ma se non definisco ciò di cui sto parlando, allora la stessa visione generalizzante di partenza è priva di un oggetto. Quindi o il materialismo, come ogni filosofia monistica, è autocontraddittorio, oppure è vero, ma non per noi, e ogni conoscenza è impossibile. (Parmenide aveva forse già notato questa aporia, nel frammento DK 8, v. 35: «la stessa cosa infatti è il pensiero e l’oggetto del pensiero»). Per vedere il materialismo bisognerebbe avere uno specchio che ci consentisse di non guardarlo in faccia, seguendo l’esempio di Perseo con la Medusa. Ma questo specchio per ora non si trova da nessuna parte (e anzi la logica sembra dire che un simile specchio, oltre che impossibile, è anche letteralmente inimmaginabile).

Etica della distribuzione

(Al mattino, il doloroso momento del commiato. Serena pretende che io resti con lei.)

Serena (piangente): Non andare via!
Io: Serena, devo andare a lavorare.
Serena: E perché devi andare a lavorare?
Io: Per portare a casa i soldini.
Serena: E perché devi portare a casa i soldini?
Io: Per poter comprare i biglietti della giostra. Niente papà al lavoro, niente soldini; niente soldini, niente giostra per Serena.
(Improvviso silenzio, espressione di un evidente conflitto interiore. Poi, fra le lacrime:)
Serena: E va bene… torna presto però… che poi andiamo alla giostra insieme…