Perché ascoltiamo la musica

«Non succede nulla». Almeno questo viene contraddetto dalla musica, che è l’ambito in cui «per principio» succede qualcosa; molto più del linguaggio, che prevede accanto all’uso letterario un uso quotidiano. Il desiderio di musica è invece desiderio di eventi non quotidiani.

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Incontri con i grandi: Johann Sebastian Bach

Sono in gita turistica a Lipsia, entro nella Thomaskirche, che mi accoglie nella sua oscurità. Sulle panche della chiesa dove secoli fa ha lavorato Bach, ci sono solo alcune vecchiette che pregano e parlano sottovoce fra loro; l’organo sta suonando una musica polifonica e complessa, bellissima. Mi siedo davanti a due anziane signore che non smettono di parlare e fingo di pregare, mentre guardo la galleria che percorre l’intero perimetro della navata; infine la conversazione dietro di me cessa per un attimo, e una delle signore dice all’altra, con voce piena di ammirazione: «Sai, è il Cantor.» Faccio dentro di me una rapida deduzione: sono nella Thomaskirche, sta suonando il Cantor, dunque sta suonando Johann Sebastian Bach in persona. Mentre stupito ed emozionato realizzo questo pensiero, la musica cessa improvvisamente a metà di una frase; io mi volto subito verso l’organo sul fondo, e al di là di una specie di vetro smerigliato vedo l’ombra inconfondibile di un uomo anziano e corpulento (come nel famoso ritratto di Haussmann), che chiude l’organo, quindi in controluce si mette di profilo e si muove lentamente verso destra, e infine scompare. Era Bach, e io ne ho visto solamente l’ombra. Mi sveglio con il batticuore, e rifletto che doveva essere così, è giusto che sia stato così.

Sulla possibilità stessa di una filosofia del linguaggio

«Filosofia del linguaggio» è un’espressione che diventa sempre più contraddittoria man mano che il linguaggio, a forza di essere studiato, perde sempre di più il suo carattere comunicativo, e dunque si svuota progressivamente di senso fino a rivelare la sua vera natura di semplice flatus vocis. Il linguaggio riacquista la sua forza solo quando viene intenzionalmente applicato a un limite: una cultura particolare, una tecnica, una specifica epoca storica. Ma non è questo il dominio della filosofia, che è invece sapere della generalità e delle cose estreme. Da qui, la tensione fra i due termini del sintagma.