Mancava l’inchiostro

Il poeta russo Sergej Aleksandrovič Esenin, giovane di eccezionale bellezza, marito per breve tempo di Isadora Duncan, uno dei pochi poeti di successo nella Russia postrivoluzionaria, il 27 dicembre del 1925 alloggiava da solo nell’Hotel Angleterre di San Pietroburgo. In quella solitudine profonda, dove anche ogni minimo rumore era attutito dalla neve che copriva la città là fuori della finestra, Esenin vuole scrivere una poesia; chiede dell’inchiostro, ma risulta che in tutto l’albergo non è possibile averne. Allora il poeta, tornato nella sua stanza, si taglia la vena di un polso, e scrive la poesia con il sangue.
Poche ore dopo, si impicca a un tubo del riscaldamento che passa lungo un angolo del soffitto. La sua ultima poesia diceva così:
Morire non è nuovo a questo mondo,
ma non è nuovo neppure vivere.

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La catena delle generazioni

(Pensierino di Natale.)

Serena: Papà! Ma se Babbo Natale porta i regali a tutti i bambini, quando era bambino lui, chi glieli portava i regali? Eh?

Dove mi trovo, di preciso?

L’interesse (poi quasi scomparso) che avevo da bambino nei confronti dell’astronomia era – a pensarci ora – un desiderio di orientamento. Come un nuovo assestarsi della posizione relativa degli oggetti; così, provavo grande impressione nell’apprendere la posizione precisa del sistema solare all’interno della galassia (dunque anche questa stanza, e io stesso, siamo collocati così), e stupore e incredulità nell’osservare che il mondo degli adulti riteneva tale informazione assolutamente irrilevante.

Saper vivere

L’abilità di vivere nello spazio e nel tempo è confrontabile a quella del pianista, che senza averne coscienza pone il dito giusto sul tasto giusto, e in quell’istante non percepisce (non ha il tempo di percepire) la difficoltà del gesto, la coincidenza di giuste disposizioni, la storia di un faticoso apprendimento, la sorprendente coordinazione che quel semplice gesto richiede.

Frammenti del pensiero sociopolitico di Serena

(Mi hanno rubato la bicicletta. Serena ne è rimasta colpita e riflette ad alta voce, mentre andiamo alla scuola in auto.)

Serena: Certo però che i ladri devono avere un sacco di soldi. Possono fare quello che vogliono, andare alla giostra tutte le volte che vogliono…
Io (tentando di ristabilire l’ordinamento di giustizia): Sì, ma non c’è niente da invidiare. Ruba oggi, ruba domani, prima o poi li prendono sempre, e allora finiscono in galera per un pezzo. E’ sempre così, se rubi prima o poi finisci male.
Serena: Sì… certo… però dipende anche da come ti vesti.
Io (preso in contropiede): Da come ti vesti?
Serena
: Sì, perché se ti vesti da signore, le guardie non se ne accorgono mica, che sei un ladro… certo però se ti vesti da ladro…