Il sole al suo apice

Come sempre nei giorni intorno al solstizio d’estate, la Colonia Penale si trasferisce a Sangineto Lido, sulla costa tirrenica della Calabria. Là ci attendono libri, musica, sole, mare, silenzio. Ci risentiamo fra due o tre settimane.

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Radici emotive dello studio della storia

Il desiderio di conoscere la storia «come è avvenuta veramente» (wie es eigentlich gewesen), il culto del documento, e giù giù fino al feticismo archeologico di fronte a una rovina o anche semplicemente a un’impronta fossile – l’emozione, insomma, che è all’origine del sapere storico – nasce, come per l’astronomia, dalla volontà di orientamento (nel tempo, stavolta, anziché nello spazio). Come per dire: ecco, ho qui in forma sensibile (quest’ultima è ciò che conta) quello che mi ha preceduto, queste sono le mie coordinate, qui io sto.

Mordi la mela, Biancaneve

Alan Turing è stato un matematico inglese al quale si deve, sostanzialmente, la nascita del computer. Ma oltre a questo aveva molti interessi: giocava a scacchi; era un atleta di livello olimpionico; aveva dato un contributo decisivo alla resistenza della Gran Bretagna durante la seconda guerra mondiale grazie alla sua capacità di decrittare messaggi cifrati; e amava la favola di Biancaneve.
Nel 1952 ammise davanti alla polizia la propria omosessualità, affermando con semplicità che «non vedeva niente di male nelle proprie azioni». Il suo paese, che gli era debitore della sua attività durante la guerra, e che d’altronde egli onorava già con la propria ricerca scientifica, lo pose di fronte alla durissima scelta fra il carcere e la castrazione chimica. Turing scelse la seconda, ma la sera del 7 giugno 1954, dopo aver subito gli effetti collaterali del trattamento, preferì cospargere una rossa mela con il cianuro di potassio che utilizzava per sperimentare i primi, rudimentali processori. Dopo di ciò, la osservò, e con un sorriso prese ad addentarla.

L’inquadratura

La predominanza del «senso per l’inquadratura» nella descrizione del mondo è una conseguenza del cinema sulla Weltanschauung (termine stavolta appropriato) di questo secolo, ed è la forma tutta peculiare della sua falsificazione. Per la prima volta la visione spezzetta realmente il mondo; la pittura era ben lungi dall’avere questo potere, e le altre arti figurative canoniche (scultura, architettura) addirittura collocavano l’opera all’interno di un mondo aperto. Il cinema invece sottrae l’inquadratura al mondo, grazie alla complicità del «buio in sala». Questa modalità di chiudere il mondo nell’inquadratura per descriverlo compiutamente è illusoria, come d’altronde avverte anche Nietzsche nella seconda Inattuale: «E’ solo una superstizione il credere che l’immagine destata nell’uomo dalle cose possa restituire l’essenza empirica delle cose stesse. O pensiamo forse che in tali momenti le cose possano per il loro stesso agire disegnarsi, definirsi, fotografarsi in pura passività?».