La collaborazione domestica

(Io impegnato al computer, Angela nell’altra stanza che, come suo costume, sposta mobili.)
Angela (dall’altra stanza): Mauro! Puoi andare a svuotare l’auto, che devo riempirla di pacchi?
Io (concentrato): Va bene, ora vado.
Angela (come sopra, dopo un po’): Allora, puoi andare a svuotare l’auto?
Io (come sopra): Sì, d’accordo, vado subito.
(Passa un po’ di tempo. Infine sulla porta del mio studio compare Dorabella.)
Dorabella: Papà! Ha detto la mamma se vai giù a svuotare l’auto!
Io: Senti, vai dalla mamma e digli che papà ha fatto così. (Sbuffo rumorosamente, scrollando le mani in segno di insofferenza). Mi raccomando, eh, rifallo uguale!
(Dorabella mi guarda corrucciata. Poi, avendo compreso ogni cosa, torna di là dalla mamma.)
Dorabella (nell’altra stanza): Ha detto papà che va bene.

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L'avvelenamento del linguaggio

Victor Klemperer, cugino del celebre direttore d'orchestra Otto Klemperer e insigne linguista tedesco all'università di Dresda, negli anni del nazismo fu estromesso dalla possibilità di lavorare per le sue origini ebraiche. Nella solitudine e nella clandestinità esercitò l'unica opposizione che, da intellettuale, gli era consentita: annotò in un diario le singole modificazioni che l'ideologia nazista imponeva alla lingua tedesca, registrandone la perversione, la falsificazione, e anche la banalizzazione, e i frutti micidiali che questa politica linguistica produceva nel linguaggio ordinario, assai più di ogni ideologia esplicita o intervento repressivo. Così scriveva nel suo diario:
«No, l’influenza più profonda non è stata esercitata dai singoli discorsi, dai volantini, dai manifesti o dalle bandiere; non si è ottenuta con mezzi che richiedessero la collaborazione del pensiero cosciente, o di emozioni coscienti. Il nazismo ha permeato la carne e il sangue della gente attraverso singole parole, idiomi o strutture proposizionali imposte in milioni di ripetizioni, e assorbite meccanicamente nell’inconscio. La lingua non si limita a scrivere e pensare al posto mio, ma sempre più detta anche le mie emozioni, e tanto più governa il mio intero essere spirituale quanto più mi abbandono ad essa senza fare domande e senza accorgermene. E cosa avviene se questa lingua così modificata è costituita di elementi velenosi? Le parole possono essere come piccole dosi di arsenico: vengono inghiottite senza sintomi apparenti, dapprima non hanno nessuna conseguenza, ma alla fine l’effetto si manifesta tutto insieme.
Il Terzo Reich non ha creato molte nuove parole, anzi probabilmente non ne ha creata nessuna. Ma ha cambiato il valore delle parole, e il numero delle loro occorrenze nel linguaggio, ha reso proprietà comune ciò che prima era possesso privato di un individuo o di un piccolo gruppo, oppure ha requisito per il partito ciò che prima era di comune appartenenza; e nel frattempo ha impregnato le parole, i gruppi di parole, la struttura stessa delle frasi con il suo veleno».