Se son rose, marciranno

Ciò che sembra veramente insopportabile è il fatto che la bellezza ha sempre la peggio: la caducità è tipica delle cose belle, i fiori del ciliegio che in primavera cadono per un casuale ritorno del freddo invernale, e soprattutto appunto la casualità nella distruzione della bellezza.
«Già parlandone però te ne consoli»
«Più precisamente: solo parlandone me ne consolo».

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La luna geometrica

La liricità propriamente detta è in Kafka assente. E anche questo in rapporto alla modernità: il sentimento individuale e il predominio della forma non possono in alcun modo essere inseriti nella misurabilità del piccolo incidente quotidiano, nella geometrizzazione dei rapporti interindividuali. Anche la luce della luna (che da Saffo in poi è preludio quasi automatico del sentimento lirico) si ritaglia in due piccoli quadrati nello studio dell’avvocato Huld, dove la Leni del Processo conduce K. per consumare, sul pavimento, una copula nella quale K. si immerge come in un sogno ricorrente, come in una distrazione.

(Chi, per i necessari controlli, fosse interessato a una traduzione del Processo dall’edizione critica con tutte le varianti del manoscritto potrà agevolmente scaricarla da qui.)

La splendida catastrofe

Nel parco giochi, una giostra doveva innalzarsi nel cielo, in uno spettacolo di luci multicolori; ed in effetti si innalzava, fra lo stupore e l’ammirazione del pubblico. Io per primo però mi rendevo conto che non tutto andava per il verso giusto; come una trottola gigantesca, la giostra disegnava sul cielo notturno orbite progressivamente più eccentriche finché, fra un grido generale, precipitava a terra esplodendo. In quel momento però, al di sopra dell’esplosione, volava un aereo; per lo spostamento d’aria, anch’esso veniva deviato dalla sua traiettoria, perdeva il controllo della rotta e infine si dirigeva verso terra, esplodendo sull’orizzonte opposto alla giostra.

Essenza della tragedia

In un frammento isolato da una tragedia perduta di  Eschilo, l’aquila trafitta intravede, per un attimo, il piumaggio che orna la coda della freccia mortale, e si accorge che è costituito da piume d’aquila. E allora, nel racconto di Achille, commenta:

Così disse l’aquila, quando vide il piumaggio
della freccia avvelenata che l’aveva colpita:
– Non dunque per opera d’altri siam presi,
ma di piume delle nostre stesse ali…
(Myrmidones)

Il nodo centrale della tragedia antica consiste in questa impasse logica: l’ombra rovinosa del sé caratterizza la sventura dell’eroe tragico (Edipo, Aiace, Filottete), ed è proprio questa autoreferenzialità che la rende una vera sventura. Altrimenti sarebbe, più banalmente, una semplice disgrazia.
(Thanks to Szondi)

Sogno di autunno

Era autunno ormai. Ma ancora ci si ostinava a stendere gli asciugamani sulla spiaggia di ciotoli e alghe, una spiaggia umida e senza sole. Non era più estate purtroppo, dopo il tramonto veniva subito freddo.