Mi rimpiangerai

Nella mirabile rassegna barthesiana dei frammenti di discorso amoroso, curiosamente manca uno dei più frequenti, caratteristico dell’amante respinto: «Mi rimpiangerai». Non è soltanto il rimprovero rancoroso di chi si vede disprezzato, ma c’è dentro anche l’affetto vero di chi pensa che anche la persona amata sarà defraudata di un futuro felice, di una vita realizzata, di una pienezza di senso se persiste in un rifiuto che sembra talmente incredibile da essere quasi il frutto di un equivoco. Allora l’amante prova una trepidazione vera che riguarda naturalmente lui stesso, ma soprattutto la persona amata, che gli sembra essere in pericolo; «mi rimpiangerai» vuole solo tentare l’estrema carta per l’altrui bene, poiché naturalmente per la persona amata si desidera solo la felicità. «Ma non ti servirà il ricordo, non ti servirà; / che per piangere il tuo rifiuto del mio amor che non tornerà». E molto prima di De André, si era udita la voce nobile e disperata di Properzio: «heu sero flebis amata diu» (II, 5, 8).

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Profondità degli scacchi

Per certe attività intellettuali, come gli scacchi, c’è una grande differenza fra il principiante e l’iniziato. Mentre il principiante deve ad ogni passo ricordare a se stesso le regole di base, queste sono ormai divenute per l’iniziato una specie di lingua interiore, parlata con immediatezza e spontaneità, utilizzando la quale si possono esplorare nuovi orizzonti, sondare impensate profondità. Questo spiega il contrasto fra l’impressione penosa che riceve chi osserva il gioco dall’esterno senza conoscerlo, e la dedizione dell’esperto, che vola oltre l’apparenza delle regole per dialogare con il proprio avversario sui principi fondamentali della logica, che è come dire sulla complessità del mondo.

Un dettaglio di scarsa importanza

Il 19 novembre del 1944 Mustafà Abdalla, bambino rom di 10 anni, viene ucciso a Casteggio da alcuni componenti delle brigate nere, che volevano provare sul suo corpo il funzionamento delle armi. E’ ricordato da una lapide nel cimitero di Casteggio, oltre che da un sito sui caduti della Resistenza nel Pavese.
Il 25 aprile successivo l’Italia è liberata dal nazifascismo.

Il piacere bachiano

Ascoltando un preludio dal Clavicembalo ben temperato, ho pensato che l’emozione così intensa proveniente da certi passaggi di bellezza quasi inevitabile, l’articolazione stessa del linguaggio bachiano, l’invenzione e la variazione stilisticamente così denotate – tutto ciò in fondo è un piacere regressivo, il ritorno a un paesaggio amato e ben conosciuto dopo un viaggio sgradevole, un ritrovare all’improvviso tutti i punti di orientamento che conosciamo da sempre dopo che ci eravamo smarriti; è, per dirla con Barthes, il sorriso della madre, dopo la collera.

La malinconia dei palloncini sgonfiati

Alla sagra delle nocciole di Sarzana ho acquistato a Serena un palloncino a forma di farfalla: dopo averci giocato per un giorno intero, lo ha naturalmente lasciato al suo destino in casa, dove la farfalla azzurra è rimasta abbandonata sul soffitto, spostandosi lentamente sotto la spinta combinata dell’elio e delle correnti d’aria. Poi, insensibilmente, ha cominciato a sgonfiarsi: le ali appesantite cominciano a piegarsi su se stesse e l’elio non è più sufficiente a sostenere il peso del palloncino, per cui la farfalla si mantiene ora, tristissima, a mezz’aria, con il suo filo pendulo diretto verso il pavimento, dove presto giacerà lei stessa. E’ un’agonia insostenibile, che mi fa sperare in un’azione energica e definitiva: il trasferimento del palloncino moribondo direttamente nel secchio della spazzatura, dove verrà dimenticato il più presto possibile, con sollievo di tutti.