Sotto Natale

L’espressione essere sotto Natale mi evoca all’istante l’immagine di uno sventurato, schiacciato sotto un enorme mattone dal quale spuntano patetici solo gli arti superiori e inferiori, distesi nello spasmo dell’agonia.

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Un’idea di Venezia

Mi trovavo a Venezia, su questo non c’era dubbio: ma intorno a me non c’era neppure una cosa che potesse ricordare la città turistica conosciuta dal mondo. Il sentimento più forte era quello della strettezza: le calli e i ponti si stringevano sempre più, moltiplicandosi in numero quanto più si rimpicciolivano in dimensioni, finché per muoversi bisognava, praticamente sempre, chinarsi fin quasi a terra, sfiorando l’acqua dei canali, appoggiando le mani al pavimento di pietra, infilandosi a fatica in piccoli passaggi nei muri. E tuttavia non c’era in questo alcun sentimento di claustrofobia, al contrario, come un senso di protezione e di sollievo: pensavo fra me e me: davvero Venezia è una città complessa, una città piena di angoli in cui nascondersi.

Giovani e vecchi

«Vecchiaia» è un termine relazionale: si è vecchi rispetto alla generazione successiva che ci accade di conoscere in vita: nessuno si sente vecchio però rispetto ai giovani del prossimo secolo. Quindi non solo si tratta di una proprietà relazionale, ma è anche tanto limitata nel tempo da rischiare l’irrilevanza. (E’ difficile, per esempio, sentirsi più giovani di Catullo, o anche di Rimbaud).