Due casi di prostituzione.

Le anziane prostitute che si incrociano conducono una vita
tenebrosa: infreddolite si aggirano nell’ombra e fanno magri
affari con il volgo; la soldataglia ormai già le rifiuta e
solo i pensionati mercanteggiano. Rosina la francese, viceversa,
escogita sistemi raffinati per sbarcare il lunario senza pene.
Con gli anni lei si è fatta più oculata: dietro una tenda
mostra le sue terga al marchese Leopoldo del Verziere che, essendo
molto vecchio, si deve accontentare di ammirare, guardare e non
toccare la schiena ed il bellissimo sedere.

(di Alessandro Salesi. Cliccare sull’immagine per vederla nelle dimensioni originali)

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L’indebolirsi del segno

In Kafka, il protagonista vede progressivamente scomparire i punti di riferimento del paesaggio che attraversa; il quale diventa perciò sempre più grande rispetto a lui, sempre più fonte di disorientamento. Il territorio è privo di segnali, è un grande corpo senza organi, che viene percorso alla deriva, in preda all’agorafobia. Il segno tende sempre a venir meno; come la voce del funzionario al telefono che nel Processo tende a svanire nel nulla, così in generale la legge, quando comunica, tende con il tempo ad abbassare la sua voce, mai ad aumentarla. C’è un’opposizione complementare fra K. e la legge per la loro azione sul segno: la legge è ritrosa, fa scivolare il segno verso il silenzio e/o l’ambiguità; K. invece vuole rafforzare e disambiguare il segno, ma è proprio questa sua iniziativa che gli impedisce di comprenderlo.

Sibi quisque scribit

Nei suoi scritti giovanili, Nietzsche cita spesso il motto di Valentin Rose contro i filologi classici: Sibi quisque scribit. Scrivere per se stessi è sempre più facile dello scrivere per essere letti da altri, sia pure (come quando scriviamo una lettera) da una sola altra persona: sapendo che saremo letti da altri non possiamo più permetterci di essere oscuri, di stendere una frase concisa dando per scontati tutti gli impliciti e i presupposti (noti a noi e a nessun altro). Scrivere per altri, anche per degli altri immaginari, è un’efficace terapia per le scritture tortuose e scioccamente difficili; chi invece si attiene al diario individuale, cade spesso nel linguaggio privato e dunque, come si sa, nel puro non senso.

Sulla differenza fra leggere e scrivere

(In bicicletta, la mattina, diretti all’asilo. I dieci minuti di percorso in cui io pedalo e Serena è seduta sul seggiolino posteriore sono spesso occasione di profonde riflessioni filosofiche.)

Serena: Papà, come mai quando facciamo la passeggiata in bicicletta la sera vediamo tanti gatti e la mattina andando all’asilo nemmeno uno?
Io: Perché i gatti sono dormiglioni, e la mattina si svegliano molto tardi.
Serena (dopo lunga riflessione sulla questione): Ma se si svegliano tardi, non vanno mai a scuola!
Io: Già, è proprio una vergogna!
Serena: Peggio per loro, così non imparano niente.
Io (approvando): Nemmeno a leggere e a scrivere.
Serena: Beh, non possono scrivere, non hanno mica le mani come noi, loro hanno le zampe!
Io (colpito): Questo è vero, in fondo non è tutta colpa loro!
Serena (con aria di rimprovero): A leggere però potrebbero anche imparare, gli occhi ce l’hanno proprio uguali a noi, no?