Un sogno di grande magia

(Piccoli scontri ideologici fra maschietti e femminucce nella classe di mia figlia.)
Serena: Papà, vero che la magia non esiste?
Io (illuminista come sempre): No, Serena, la magia non esiste.
Serena: Ecco, lo dicevo io, perché invece Lorenzo in classe mia diceva che esisteva.
Io: No, la magia esiste nei libri e nei film, ma non nella realtà. Non puoi far comparire e scomparire le cose come ti pare.
Serena: E’ vero. E infatti Lorenzo non può far comparire i mostri, gli animali e tutto il resto… che poi se si potesse anch’io li farei comparire… (assorta) e allora farei comparire un leone grandissimo, con i denti e la bocca spalancata… (sempre fra sé e sé, ma con aria di rivincita) che allora voglio proprio vedere che faccia farà Lorenzo, e se avrà ancora qualcosa da dire!

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L’armonia del mondo

Ascoltando la Serva padrona. Ogni percezione della bellezza artistica, ma anche la semplice sensazione confortante di una «normalità» del mondo, sono espressioni di inconscio idealismo filosofico. Il ragionamento, erroneo ma gratificante, è: finalmente il mondo si adegua alla mia immagine di lui, tengo in mano le redini del caos, che si trasforma in ordine; sul reale ho potere come su me stesso; dunque – secondo lo schema bilogico dell’identità per attributo – io e realtà si equivalgono. La catastrofe e la bruttezza sono invece le due confutazioni di questo idealismo ingenuo. La realtà delle cose magari ci ubbidirebbe volentieri, solo non sa di doverlo fare, e proprio per questo ha sempre l’aria di esserci ostile.