La penombra

L’irragionevole terrore della penombra, gli alberi che si sfiorano mossi dal vento nel buio del crepuscolo che ormai è già notte, la paura di perdere nell’oscurità il tuo bene più prezioso: questo e altro nella meravigliosa poesia di Eichendorff, scritta all’apice del romanticismo tedesco (1812), nella musica strana e commovente di Schumann, nell’interpretazione praticamente perfetta di Dietrich Fischer-Dieskau. Qui la mia traduzione di servizio, e subito dopo l’insuperabile originale tedesco.

Il crepuscolo vuole stendere le ali,
gli alberi si sfiorano tremando,
le nuvole scorrono come sogni pesanti,
questo terrore, cosa vuol dire?

Se un capriolo ti è più caro degli altri,
non lasciarlo al pascolo da solo;
ci sono cacciatori nel bosco, suonano il corno,
si raccolgono e riprendono il cammino.

Se quaggiù hai un amico
non fidarti di lui in quest’ora:
amichevoli sono lo sguardo e le parole,
ma medita guerra, e la sua pace è inganno.

Ciò che oggi stanco tramonta
sorgendo rinascerà domani.
Molte cose si perdono nella notte:
sta’ in guardia, sveglio e lieto!

—–

Dämmrung will die Flügel spreiten,
Schaurig rühren sich die Bäume,
Wolken zieh’n wie schwere Träume –
Was will dieses Grau´n bedeuten?

Hast ein Reh du lieb vor andern,
Laß es nicht alleine grasen,
Jäger zieh’n im Wald’ und blasen,
Stimmen hin und wider wandern.

Hast du einen Freund hienieden,
Trau ihm nicht zu dieser Stunde,
Freundlich wohl mit Aug’ und Munde,
Sinnt er Krieg im tück’schen Frieden.

Was heut müde gehet unter,
Hebt sich morgen neu geboren.
Manches bleibt in Nacht verloren –
Hüte dich, bleib’ wach und munter!

 

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