Spazio e tempo sono la stessa cosa

(In viaggio in auto attraverso l’Olanda molti anni fa, io, mia moglie, e due amici, Stefano e Alessandro, che stanno sul sedile posteriore. Io guido e Angela, come al solito, segue la strada sulla cartina. E’ sera, e siamo tutti molto stanchi e annebbiati. Lungo silenzio, mentre l’auto procede con un rumore monotono.)

Stefano: Angela, dato che hai la cartina, quanto manca ancora per arrivare a Rotterdam?
Angela (dopo attenta consultazione, con voce distratta): Mah! Saranno circa cinquanta chilometri, andando veloci.
(Pausa, durante la quale la risposta sembra passare inosservata. Infine, quasi in coro:)
Stefano e Alessandro: Ancelé! Andando veloci o andando piano, sempre cinquanta chilometri sono!

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Fare nuove esperienze

Il valore delle nuove esperienze è progressivamente minore man mano che passano gli anni, perché sempre di meno è il tempo che avremo a disposizione per trarne profitto.

La difesa difficile

Il borghese è indifeso di fronte al sogno perché in esso viene a confronto con la propria creaturalità in una forma che fa fatica a mediare (come nel sesso, per il quale ha tuttavia elaborato il matrimonio, o per la morte, per la quale ha tuttavia elaborato il funerale. Per il sogno invece non esiste alcun tipo, neppure parziale, di mediazione sociale, ma solo la repressione, che si manifesta come oblio: «Io non sogno mai»). Solo per l’artista l’attività onirica è attività in senso proprio, di cui non è indispensabile vergognarsi (d’altronde, i motivi di vergogna sono per lui già così numerosi che uno più o uno meno non fa differenza).

La perfezione dei sogni

Qualche sera fa a Lerici tenevo per mano Serena che, camminando in equilibrio su un muretto, metteva cautamente un piede davanti all’altro, mentre dietro di lei c’erano il mare e, al di là di Portovenere, il tramonto. Lì vicino, un albero di mimosa con il suo odore che stordiva. Guardando la bambina di profilo ho avuto un pensiero banale: mia figlia è bellissima, e il mondo è perfetto. – Solo che, ho pensato, questa perfezione di circostanze si dà solitamente nei sogni, per il semplice motivo che in un sogno siamo noi a creare le circostanze, e le creiamo perfette: da qui, all’inverso, il sapore decisamente onirico di ogni perfezione, quando la ritroviamo nel reale. Per questo ho avuto per un attimo un’impressione di irrealtà, come nei sogni, e ho provato la paura di svegliarmi senza Serena, come quando ci si sveglia malvolentieri da certi sogni in cui ci siamo affezionati a personaggi che in realtà non sono mai esistiti. Sono stato inquieto per il resto della sera.