Gli insegnamenti della vecchiaia

Non è che la vecchiaia insegni qualcosa di nuovo: tutto quello che può dire è esattamente ciò che la gioventù già conosce, e anzi il vecchio stesso si stupisce, a volte, di come quella che a lui sembra una scoperta sia, a ben guardare, qualcosa di ovvio, cui lui stesso sarebbe arrivato anche prima, se solo ci avesse pensato. Ma è come guardare lo stesso oggetto da due posizioni diverse: in una posizione pensiamo che certo, l’oggetto è fatto così, ma probabilmente ci sono dei sensi nascosti che ancora non conosciamo e che gli conferiscono una profondità inaccessibile, che ci proponiamo, con gli anni, di esplorare; nell’altra posizione sappiamo che l’oggetto è fatto così e basta. In un certo senso, invecchiare è solo una perdita del senso di prospettiva. (Resta da stabilire se la prospettiva sia, in generale, ingannevole.)

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E son certo che m’ama

«Sappi ch’io sono innamorato d’una bella dama / e son certo che m’ama».

E son certo che m’ama: l’aggiunta immediata esclude la possibilità da parte di Don Giovanni di concepire un vero rifiuto: o per lo meno così deve essere nel momento che precede la conquista. Se la coscienza del tempo di Don Giovanni è, nel suo complesso, diacronica, non così per i singoli momenti; ognuno di essi comporta un giudizio di Don Giovanni che non è influenzato dai momenti passati né può servire da insegnamento per i futuri. Tutto questo però non per incapacità a estendere l’esperienza verso il prima e il dopo – che sarebbe una banalità – ma in vista di uno scopo preciso, che è la conquista. Non è che Don Giovanni non conosca il rifiuto, anzi lo conosce spesso, ma tale rifiuto è perfettamente privo di effetti sulla conquista successiva; in ogni istante Don Giovanni dimentica – e non solo finge di dimenticare, ma dimentica realmente – i rifiuti passati, e questo perché anche il suo oblio è finalizzato alla ulteriore presa di possesso. L’ansia per il tempo nel suo trascorrere complessivo – sentimento di cui Don Giovanni è campione – non esclude ma anzi strumentalizza, per neutralizzare se stessa, l’incapacità di collegare fra loro gli istanti di insuccesso per trarne insegnamento. Don Giovanni non impara mai la sconfitta; ciò che rimane inconquistato, cessa di esistere; ciò che invece viene conquistato entra a far parte dell’io in infinita espansione – la lista – che è l’unico strumento di lotta contro il tempo.

In ogni inizio

Jedem Anfang wohnt ein Zauber inne, scriveva Hesse: in ogni inizio si nasconde una magia. Così l’intera Colonia Penale si è trasferita su una nuova piattaforma per iniziare un nuovo percorso, e chissà che il puro e semplice cambiamento non serva a diradare la nebbia, ad aumentare la luce di questo autunno, insopportabile come tutti gli autunni.