La parola e la cosa

«Se andiamo alla fontana, se attraversiamo un bosco, attraversiamo già sempre la parola fontana, la parola bosco, anche se non pronunciamo queste parole e non ci riferiamo a nulla di linguistico».

(M. Heidegger, Holzwege, Klostermann, Frankfurt a.M. 1950, p. 286; tr.it. Sentieri interrotti, La Nuova Italia, Firenze 1984, p. 287)

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Il rito e la quotidianità

In Kafka, l’attenzione continua del narratore è diretta al sotto-quotidiano, agli eventi più ripetitivi del vissuto di ognuno; nessuna enfasi, ma un continuo diminuire l’importanza. Tuttavia, di questa quotidianità è evidenziata la segreta parentela con il comportamento rituale; e la sua descrizione è non solo descrizione del rito, ma anche essa stessa scrittura sacra suscettibile di interpretazione infinita. Prova ne è l’impossibilità di parafrasare Kafka: un carattere scritturale di fondo che Kafka condivide con certi testi di Wittgenstein, anch’egli non parafrasabile se non falsando la moneta della sua filosofia.

Monachesimo e pensiero estremo

La superficialità teologica del protestantesimo trova la sua origine nel rifiuto luterano del monachesimo, a favore dell’impegno nei doveri di questo mondo. Così facendo, Lutero rinunciava all’idea di teologia come pensiero estremo, e condannava il protestantesimo all’etica della mediocrità. La mancanza di una ascesi radicale, come era appunto l’intenzione del monachesimo, rende il pensiero teologico protestante più sommesso e, tutto sommato, anche più prevedibile. (Siccome però il pensiero estremo nasce anche sul terreno più sfavorevole, quando si è manifestato nei paesi protestanti ha assunto la figura della maschera: della divaricazione cioè fra esteriorità borghese ed estremismo dell’esperienza interiore. Questo vertiginoso approfondimento dell’interiorità è infatti il sigillo di tutta la letteratura tedesca, da Lutero in poi.)

Allargando le braccia

Camminava davanti a me, con un piccolo zaino sulla schiena da cui uscivano due fili bianchi che gli finivano nelle orecchie; avrà avuto forse ventidue anni. Arrivato al passaggio a livello chiuso, con un movimento agile si è curvato sotto la sbarra e ha proseguito; in mezzo ai binari si è fermato come a riflettere su qualcosa che avesse dimenticato; poi però si è tolto gli auricolari e si è girato verso la direzione da cui doveva arrivare il treno, per ascoltarne meglio il suono. Nessuno lo aveva notato, tranne me. Allora, avendo calcolato che non lo avrei raggiunto in tempo, gli ho gridato: «Aspetta! Devo dirti due cose importanti. Se lo fai adesso, non le saprai mai!». Lui ha sorriso prima con gli occhi, poi mostrando i denti bianchi, e sempre sorridendo ha allargato le braccia e mi ha detto: «Beh, allora vuol dire che non le saprò mai»; ed è stato in quel momento che è arrivato il treno.

Giacomo Leopardi sulla storia

«Di tutto, eziandio che con gravissime ed estreme minacce vietato, si può al mondo non pagar pena alcuna. De’ tradimenti, delle usurpazioni, degli inganni, delle avarizie, oppressioni, crudeltà, ingiustizie, torti, oltraggi, omicidi, tirannia, bene spesso non si paga pena; spessissimo ancora se n’ha premio, o certo utilità. Ma inesorabilmente punita, e a nulla utile e sempre dannosa, e tale che mai non ischiva il suo castigo, mai non resta senza pena, è la dabbenaggine e l’esser galantuomo, ch’altrettanto è a dire»
(G. Leopardi, Dialogo fra un Galantuomo e il Mondo).

Dialoghi da spiaggia

(Serena ha imparato da un’amichetta di Napoli che le pietruzze nere con i puntini bianchi sono preziose, e che si chiamano «zebre»; l’amica però, con il suo gradevole accento, le chiama «zebbre». Questo andava razionalizzato.)

Serena: Guarda papà, quante zebbre ho trovato!

Io (approvando il nome): Sì, sono bianche e nere proprio come i cavalli a strisce.

Serena: No, papà. I cavalli a strisce si chiamane zebre con una bi sola, i sassolini, invece, sono una cosa diversa. E’ per questo che hanno due bi e si chiamano zebbre.

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(Alcuni signori di mezza età scherzano in acqua con un bambino grassottello che galleggia inerte nell’acqua bassa.)

Un signore: E tu, ce l’hai la fidanzatina? No? Allora sei single?

Bambino grassottello: Sì. Sono figlio unico.