Un altro paradosso dell’attore

Una ricostruzione storica si osserva con piacere sullo schermo solo in quanto la sentiamo precisa: e solo la nostra ignoranza, a volte, ce la rende tollerabile. Ma anche se per ipotesi la ricostruzione fosse tanto scrupolosa da offrire sullo schermo uno sguardo autentico sul passato; se per puro caso la posizione stessa degli oggetti fosse esattamente quella che fu in realtà; rimarrebbe ancora una discrepanza irreparabile, che è il corpo dell’attore. In ogni suo movimento, in ogni suo tono di voce, si potrebbe dire in ogni fibra della sua pelle e della sua carne è inevitabilmente connaturata la modernità; e per quanto abile o ben istruito sia l’attore, non potrà mai fare in modo che ciò che è avvenuto nel suo corpo non sia avvenuto. L’attore, nel suo corpo, non è mai filologico. (Da qui l’assurdità, fra l’altro, di un viaggio nel tempo: vivere fuori della propria epoca sarebbe esattamente come essere morti, in un certo senso, e dunque non una cosa così desiderabile.)

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Apparizioni III

le straordinarie apparizioni di Dio
del 31 dicembre 1711 a Uppsala

(di Alessandro Salesi. Cliccare sull’immagine per vederla in dimensioni originali)

L’utopia di una  punizione perfetta

Come qualcuno aveva notato, nel blog della Colonia Penale mancava una traduzione italiana di Nella colonia penale. Ora, grazie all’incitamento e all’entusiasmo di stolat, ne ho finita una che è possibile leggere qui, oppure comodamente scaricarsi in formato Word qui. Al testo del racconto sono stati aggiunti, alla fine, alcuni frammenti dei Diari in evidente rapporto con esso, di solito ignorati dalle edizioni correnti.
Tradurre Kafka è profondamente consolatorio. Il lavoro di traduzione costringe a seguire il testo in ogni sua minima increspatura e questo significa, in Kafka, rimanere il più possibile aderenti alla denotazione, in uno sforzo di vicinanza al suo linguaggio che dissuade dalla retorica, dalla menzogna, dalla bassezza. E’ sempre bello rimanere, per alcune sere, in compagnia di Kafka.