Morire per la musica

Nella Parigi di Luigi XIV, i direttori d'orchestra non usavano la bacchetta, ma un lungo bastone che battevano sul pavimento per segnare il tempo. Il compositore preferito del Re Sole, Jean Baptiste Lully, nato in Toscana con il nome di Giovan Battista Lulli, dirigeva così la sua orchestra di violini in un giorno d'autunno del 1686; ma sbagliando leggermente la mira, con il bastone si colpì violentemente il piede, ammaccandosi l'alluce destro. Nulla però doveva trapelare, e Lully, pur dolorante, continuò a dirigere agitando il suo bastone con pomposa dignità. Dopo pochi giorni, l'alluce andò in gangrena; il medico di corte propose l'amputazione, ma Lully rifiutò sdegnosamente, non potendo sopportare l'idea di separarsi da una parte di sé, per quanto insignificante. La gangrena proseguì; a questo punto era necessario amputare il piede; proposta certo inaccessibile al grande Lully, la gloria musicale di Francia. Infine, quando la gangrena si estese ulteriormente alla gamba e alla coscia, Lully sarebbe stato ben disposto all'amputazione; ma ormai, ahimè, era troppo tardi.
Il 22 marzo 1687, Jean Baptiste Lully, luce della Francia, moriva di setticemia, fra il compianto della corte e del Re Sole in persona, cantando una sua aria, come un'improvvisa presa di coscienza: "Il faut mourir, pécheur. Il faut mourir".

Annunci

Solo ciò che dà frutto è vero

Und war es endlich dir gelungen,
Und bist du vom Gefühl durchdrungen:
Was fruchtbar ist, allein ist wahr –
Du prüfst das allgemeine Walten,
Es wird nach seiner Weise schalten,
Geselle dich zur kleinsten Schar.

(Goethe, Vermächtnis)