Della pubblicità

La pubblicità – per sua intima natura incompatibile con la verità, e dunque anche con la democrazia – è particolarmente odiosa quando si pone come retorica dell’antiretorica, accentuando i valori umani e individuali in genere, e denigrando il suo stesso intento commerciale, che si fonda in realtà sull’omologazione culturale. Oppure quando ammicca al potenziale consumatore fingendo di uscire dai suoi stessi vestiti (come il tenente Sheridan che beve l’amaro Biancosarti, si avvicina alla camera e dice: «E, a parte la pubblicità… lo bevo davvero!». Improvviso straniamento di chi guarda, come quando un attore interrompe la finzione scenica per apostrofare il pubblico in un registro completamente diverso. Sono cose che non si fanno.)

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Silenzio, libri, musica

«Per sottrarsi al mondo non c’è mezzo più sicuro dell’arte, e non c’è nulla di più sicuro dell’arte che ci leghi al mondo.
L’arte si occupa del difficile e del buono»
(Goethe, Le affinità elettive)

Usuale trasferimento estivo della Colonia Penale in Costa Bruzia, in leggero anticipo sul calendario solito. Ci risentiamo fra un paio di settimane.

Relatività del tempo

(Serena ha imparato a contare, e le piace farlo vedere. Siamo stati l’intero pomeriggio a casa di amici, genitori di un’amichetta di Serena. Viene il momento di andare via, e Serena vuole giocare ancora.)

Io: Serena, ora andiamo, dai.
Serena: Ma dai, papà! Ho giocato pochissimo!
Io (stupito): Come pochissimo! Siamo arrivati alle due e ora sono le otto di sera! Lo sai che sono sei ore?
Serena
: Papà, ma sei ore sono pochissime! Guarda! (Contando con le dita in bella evidenza): Uno, due, tre, quattro, cinque, sei. Vedi? già finito.