I mocassini del filosofo

Un filosofo che amo molto, docente del nostro Ateneo, abita vicino a me. L’ho visto attraversare la strada: è invecchiato, ma si veste come molti anni fa: ha ai piedi lo stesso tipo di mocassini che, probabilmente, portava da giovane. E tuttavia non riesco a perdonargli il fatto stesso di essere invecchiato. Quale vecchiaia è nobile, se non quella del filosofo? (Aristotele avrebbe assentito.) Eppure, c’è una forma di deprezzamento dovuto all’età avanzata, che non va attribuito a un condizionamento culturale, o a un’abitudine, ma che è radicato nella nostra biologia, e che sembra inevitabile. E’ difficile trovare un modo per salvare la vecchiaia.

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Uomini e no

(Dorabella ha urlato e dato fastidio per tutto il giorno; infine, esausta, si è addormentata sul divano. Scende dalle scale Serena, chiamando a squarciagola.)

Serena: Papàààà! Guarda che bel disegno che ti ho fattoooo!
Io: Shhhhh! (indicando il divano): Non svegliare il can che dorme!
(Serena si avvicina al divano per vedere meglio chi c’è al di là della sponda, poi torna da me e mi dice):
Serena: O papà, ma non è mica un cane! E’ Dorabella!

Non colpirmi

Il 23 settembre del 1241, a Reykholt, in Islanda, il vecchio Snorri Sturluson riceve nella notte un messaggio cifrato, scritto nelle antiche rune della tradizione nordica, che solo lui può comprendere, e che lo avverte del tradimento. Snorri è un uomo ricco e potente, ed è nemico del re Hákon di Norvegia. Guarda dalla finestra, e capisce subito che è troppo tardi: settanta uomini armati circondano ormai la sua proprietà, fra loro riconosce vecchi nemici: Markús Marðarson, Símon detto knútur, colui che annoda; e Árni detto beiskur, colui che è amaro. Snorri tenta allora di sfuggire alla morte scendendo in cantina; ma i suoi carnefici, dopo avere cercato in casa, scendono nella cantina, e cominciano a colpire le grandi botti con le loro lance. Stretto fra due botti, trovano infine Snorri.
«Símon ordinò a Árni di colpirlo con l’ascia. "Non colpirmi con l’ascia" (Eigi skal höggva), disse Snorri. "Colpiscilo" (Högg þú), disse Símon. "Non colpirmi con l’ascia", disse Snorri. Allora Árni gli diede la ferita mortale, ed entrambi con Þorsteinn lo finirono».
Così viene narrata nella Sturlunga Saga la morte di Snorri Sturluson, l’autore della Snorra Edda, il più grande poeta d’Islanda, e il maggior poeta medioevale europeo prima di Dante.