Il bilancio finale

goethe-2017

 

 

 

 

Warum das Leben, das Lebend’ge hassen?
Beschaue nur in mildem Licht
Das Menschenwesen, wiege zwischen Kälte
Und Überspannung dich im Gleichgewicht;
Und wo der Dünkel hart ein Urteil fällte,
So laß ihn fühlen, was ihm selbst gebricht;
Du, selbst kein Engel, wohnst nicht unter Engeln,
Nachsicht erwirbt sich Nachsicht, liebt geliebt.
Die Menschen sind, trotz allen ihren Mängeln,
Das Liebenswürdigste, was es gibt;
Fürwahr, es wechselt Pein und Lust.
Genieße, wenn du kannst, und leide, wenn du mußt,
Vergiß den Schmerz, erfrische das Vergnügen.
Zu einer Freundin, einem Freund gelenkt,
Mitteilend lerne, wie der andre denkt.
Gelingt es dir den Starrsinn zu besiegen,
Das Gute wird im ganzen überwiegen.

(Goethe)

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L’albero dell’inverno

alberoinverno.jpeg“Manchmal sieht unser Schicksal aus wie ein Fruchtbaum im Winter. Wer sollte bei dem traurigen Ansehn desselben wohl denken, daß diese starren Äste, diese zackigen Zweige im nächsten Frühjahr wieder grünen, blühen, sodann Früchte tragen könnten; doch wir hoffen’s, wir wissen’s.” (J. W. Goethe, Wilhelm Meisters Wanderjahre)

Vivian Maier, una tata con la macchina fotografica

vivianmaierNell’inverno del 2008, un’ottantenne qualsiasi, di nome Vivian Maier, passeggiava in un parco di Chicago, senza sapere che qualcuno la stava cercando. Una come tante: sempre sola per tutta la vita, aveva fatto per decenni la baby sitter, spendendo tutto il poco che guadagnava in viaggi e nel suo unico hobby, fare fotografie per la strada. Ora viveva di assistenza pubblica, e le migliaia di foto che aveva scattato in tutta la sua vita erano state messe all’asta insieme al container in cui erano accatastate, in pratica buttate via. A un tratto, mentre cammina, l’anziana signora scivola sul ghiaccio e batte la testa per terra: sembra una cosa da nulla; invece, come spesso accade agli anziani, in ospedale le sue condizioni peggiorano progressivamente, e la donna muore dopo mesi, il 21 aprile del 2009. Non avrebbe mai saputo che le sue foto erano finite in mano a John Maloof, il quale la stava cercando da tempo, e che venne a sapere di lei attraverso il necrologio che ne annunciava il decesso; le fotografie furono pubblicate e successivamente presentate in mostre in tutto il mondo, testimoni di un’artista di eccezionale potenza visiva, subito celebrata come una delle più grandi fotografe del secolo.

Vorrei ricordare qui la frase stupita di una signora di Praga, vissuta nel primo Novecento, che quando seppe della fama internazionale di Franz Kafka, praticamente suo vicino di casa, esclamò: “Come? Franz Kafka, il figlio di quello che vendeva passamanerie nell’Altstädter Ring, sarebbe uno scrittore del calibro di Goethe o Schiller? Non posso crederci.” Come ci insegna il Nuovo Testamento (“Non è costui il figlio del falegname?” Mt, 13.55), l’eccezionalità ci passa accanto, e nessuno può riconoscerla. Dovremmo sempre guardare gli sconosciuti con occhio sospettoso.

Cogliendo funghi in agosto

schobert

La foresta di Saint-Germain-en-Laye si trova alla periferia nordoccidentale di Parigi. Lì, in una bella giornata di agosto del 1767, Johann Schobert, musicista grandissimo quanto oggi sconosciuto, che ha influenzato il giovane Mozart, passeggiava insieme alla sua famiglia, la servitù e un amico medico di chiara fama. Schobert, che amava molto i funghi, ne aveva raccolti un bel cestino; la compagnia si diresse quindi in una locanda lì vicino, a Marly, per farseli cucinare. Il cuoco, esaminati i funghi, dichiarò che erano velenosi e si rifiutò di prepararli; il medico lo trattò da ignorante sostenendo che invece erano buonissimi e del tutto innocui. Schobert e gli amici si trasferirono quindi in un’altra locanda al Bois de Boulogne, dove ugualmente i proprietari si rifiutarono di cucinare i funghi, sostenendo che erano velenosi: il medico, ben sicuro della sua scienza illuminista, ritenne che evidentemente si era diffusa una credenza superstiziosa relativa a quel genere di funghi, i quali erano invece perfettamente commestibili. Allora tutto il gruppo si trasferì a casa di Schobert, dove la fantesca, verso le undici di sera, preparò una deliziosa cenetta.

Li ritrovarono a mezzogiorno del giorno dopo, sdraiati sul pavimento in preda ad atroci dolori: morirono tutti, compresi la moglie e i bambini, e compreso anche il medico che “pretendeva di conoscere i funghi così bene” (Melchior von Grimm). Schobert aveva poco più di trent’anni.