La canzone del gelo

Nel 1983, poco prima di morire di AIDS, magrissimo e spettrale, il cantante rock Klaus Nomi presenta in concerto la sua versione, bellissima, della Canzone del Gelo dal King Arthur di Purcell (1691). Il demone del gelo, evocato a forza da Cupido, chiede di poter tornare alla morte e all’immobilità: e raramente come in questo video la sofferenza immaginaria dell’arte si sovrappone a quella, reale ed evidente, dell’interprete. Non sappiamo più se gli occhi sbarrati e le deboli braccia sollevate appartengano al Gelo o a Nomi, ed è un modo commovente di cancellare l’orrore della malattia reale facendolo passare per inganno dell’arte.

“Quale potere hai tu, che dal fondo mi hai fatto sorgere, controvoglia e lentamente, dal letto di una neve eterna! Non vedi quanto sono rigido, vecchissimo, inadatto a sopportare l’amaro freddo. Posso muovermi a malapena, a malapena respiro; lasciami, oh, lasciami gelare di nuovo, fino alla morte.”

What Power art thou,
Who from below,
Hast made me rise,
Unwillingly and slow,
From beds of everlasting snow!
See’st thou not how stiff,
And wondrous old,
Far unfit to bear the bitter cold.
I can scarcely move,
Or draw my breath,
I can scarcely move,
Or draw my breath.
Let me, let me,
Let me, let me,
Freeze again…
Let me, let me,
Freeze again to death!

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