L'avvelenamento del linguaggio

Victor Klemperer, cugino del celebre direttore d'orchestra Otto Klemperer e insigne linguista tedesco all'università di Dresda, negli anni del nazismo fu estromesso dalla possibilità di lavorare per le sue origini ebraiche. Nella solitudine e nella clandestinità esercitò l'unica opposizione che, da intellettuale, gli era consentita: annotò in un diario le singole modificazioni che l'ideologia nazista imponeva alla lingua tedesca, registrandone la perversione, la falsificazione, e anche la banalizzazione, e i frutti micidiali che questa politica linguistica produceva nel linguaggio ordinario, assai più di ogni ideologia esplicita o intervento repressivo. Così scriveva nel suo diario:
«No, l’influenza più profonda non è stata esercitata dai singoli discorsi, dai volantini, dai manifesti o dalle bandiere; non si è ottenuta con mezzi che richiedessero la collaborazione del pensiero cosciente, o di emozioni coscienti. Il nazismo ha permeato la carne e il sangue della gente attraverso singole parole, idiomi o strutture proposizionali imposte in milioni di ripetizioni, e assorbite meccanicamente nell’inconscio. La lingua non si limita a scrivere e pensare al posto mio, ma sempre più detta anche le mie emozioni, e tanto più governa il mio intero essere spirituale quanto più mi abbandono ad essa senza fare domande e senza accorgermene. E cosa avviene se questa lingua così modificata è costituita di elementi velenosi? Le parole possono essere come piccole dosi di arsenico: vengono inghiottite senza sintomi apparenti, dapprima non hanno nessuna conseguenza, ma alla fine l’effetto si manifesta tutto insieme.
Il Terzo Reich non ha creato molte nuove parole, anzi probabilmente non ne ha creata nessuna. Ma ha cambiato il valore delle parole, e il numero delle loro occorrenze nel linguaggio, ha reso proprietà comune ciò che prima era possesso privato di un individuo o di un piccolo gruppo, oppure ha requisito per il partito ciò che prima era di comune appartenenza; e nel frattempo ha impregnato le parole, i gruppi di parole, la struttura stessa delle frasi con il suo veleno».

Annunci

3 thoughts on “

  1. sull'argomento ho trovato interessante La manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio.

    Oggi ci siamo soffermati sull'uso di "inculcato" citato per due volte nella stessa frase dal PresDelCons, a proposito di scuola. L'uso della parola inculcare rispecchia il berlupensiero. Genitori e insegnanti non educano bensì inculcano.

  2. Etimologia di inculcare: da in + culcare, e cioè calcare, premere con il piede. Materialmente significa: introdurre a forza, premendo con il piede.
    E' anche vero che spesso "inculcare", nell'epoca berlusconiana, è solo un piccolo errore di trascrizione, con una consonante di troppo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...