Dove sta il problema

Sembra così duro, lasciarsi alle spalle la giovinezza; eppure, succede a tutti, e nessuno sembra farne un dramma. (Non tanto la fugacità della vita, quanto questa inspiegabile indifferenza è il vero problema filosofico.)

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13 pensieri su “

  1. E’ indifferenza?
    O…rassegnazione?
    Poniamola molto sul fenomenico: quando vedi una come la Loren, non ti pare che ci siano ben persone che ne fanno un dramma al punto di diventare un mostruoso caso di chirurgite plastica acuta?

  2. In realtà, credo addirittura che la “chirurgite plastica”, come dici tu, nasca da una paura molto ragionevole e naturale, che è quella di invecchiare. Però è stupefacente che si possa credere di risolvere il problema tirando le rughe, come se non ci fossero altre rughe subito sotto, ad aspettare il loro turno.
    Il problema è quello del tempo, e non riguarda i chirurghi, ma i filosofi. O lo risolvono loro (e ci stanno provando da duemilacinquecento anni buoni) o non c’è soluzione.

  3. Un poco…ora che mi rendo conto davvero che il tempo è passato, dentro di me un piccolo dramma avviene. Ma esteriormente non si vede nulla…guardo le mie coetanee o quelle che stanno “più avanti” e son sicura che anche in loro ci sono momenti -nascosti – di sgomento assoluto

  4. Grazie del contributo, tenera. Penso che quell’attimo di sgomento sia l’unico normale, nel flusso esistenziale di insensibilità che tutti condividiamo.

  5. Tullia, il vecchio Nietzsche dubiterebbe che l’eterno ritorno sia qualcosa in cui sperare… semmai direbbe che è qualcosa che indurrebbe la maggior parte degli uomini alla disperazione. (Ripetere ogni singolo istante della propria vita, anche i più insopportabili, esattamente nello stesso modo e per infinite volte… bisogna aver avuto una vita molto felice per desiderare qualcosa del genere).

  6. c’è un film di Antonio Albanese, E’ già ieri, che fa rivivere al protagonista sempre lo stesso giorno. Si risveglia il giorno dopo e ricomincia daccapo.
    Remake di un vecchio film USA, Ricomincio da capo, con Bill Murray.
    Angosciante.

  7. Sì, jené, io conosco solo il film americano, che si intitolava nell’originale “Il giorno della marmotta”. Indimenticabile.
    Ma naturalmente, perché ci sia vero eterno ritorno, bisogna essere ignari che stiamo ripetendo gli stessi gesti per l’infinitesima volta. Altrimenti, la memoria delle volte passate cambia la situazione già per la sua presenza, e il ritorno non è più della *stessa* identica situazione, ma di una situazione identica per un soggetto cambiato (dato che ogni volta ricorda la volta precedente), il che è alquanto diverso.
    Quindi, se comunque non avremo memoria, non ha molta importanza stabilire se il tempo è lineare o circolare…

  8. Mi colpisce l’affermazione del tuo post, secondo cui “nessuno sembra farne un dramma”.
    Questa è l’impressione che di solito hanno dei vecchi i giovani. Sono questi a provare indifferenza e disinteresse per la vecchiaia dei vecchi. E attribuiscono questo loro atteggiamento ai vecchi stessi.
    A tutto questo (che forse c’è sempre stato) si aggiunge oggi che il fatto è che è proibito ai vecchi non solo di “fare un dramma” della propria vecchiaia, ma proprio di invecchiare.
    Invecchiare è considerata colpa di chi invecchia: un “lasciarsi andare”, un non curarsi abbastanza, una riprovevole resa a pensieri negativi, un piangersi addosso.
    Non è consentito.
    Occorre far ginnastica e diete appropriate, vestirsi, imbellettarsi, viaggiare, non demordere – o almeno fingere di niente. Come i brutti e i mostruosi.

  9. arden, ciò che dici è vero, tuttavia a me sembra che davvero la gente accetti con incomprensibile naturalezza il fatto di invecchiare. Da un lato, è cosa che succede a tutti e fa parte del corso naturale della vita; dall’altro, si pensa che comunque *noi* non siamo ancora vecchi, anche se per esempio a quarant’anni è chiaro che la giovinezza vera sta già alle spalle. In altri termini c’è una specie di anestesia, che coincide quasi con l’autoinganno.

  10. Sì, certo. È vero. Ma andando avanti diventa sempre più difficile autoingannarsi:-)
    Anche senza specchi, la vedi la pelle che si avvizzisce e senti in tutti i modi che il corpo ti si cambia e risponde diversamente. E poi, a sessant’anni (per esempio) o a sessantacinque (che arrivano in un batter di ciglia), puoi ancora innamorarti come a quaranta (o persino come a sedici), ma far innamorare è cosa più difficile. Senza considerare la vergogna che hai di farti vedere senza vestiti – quando a volte, prima, questo mostrarsi all’amato, o comunque la meravigliosa libertà dei corpi, faceva parte del piacere.

    Insomma, non credo che (parlando in generale) l’autoinganno riesca. Semmai c’è l’ingenua e patetica speranza di riuscire a mascherarsi, ad apparire più giovani, a ingannare gli altri.

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