Dello smarrire la strada

«Non si va mai tanto lontano, come quando non si sa più dove si va» (Goethe, Massime e riflessioni)
«Oltre un certo punto, non c’è ritorno. Quello è il punto da raggiungere» (Kafka, Aforismi)

I momenti che veramente contano sono solo quelli dove ha la meglio il disorientamento, che è come dire: l’uscita dal codice. La sensazione di aver messo i piedi su una terra straniera, priva di coordinate; ma non in virtù di una conquista, bensì di un progressivo sfilacciamento della situazione umana, una graduale dissoluzione dei segni nel corso di una discesa verso il basso, l’arrivo a un territorio senza strade, senza cartelli indicatori, ostile verso il soggetto, il quale è lasciato in una solitudine che è più radicale di ogni altra mai sperimentata prima.

Annunci

7 thoughts on “

  1. grazie, amico, per la citazione di Kafka e per il tuo discorso sull’argomento, mi servirà molto , fin da oggi, se/o quando scriverò qualcosa
    Ljuba

  2. C’è un bel romanzo di un autore olandese – piuttosto importante -, di cui avevo scritto proprio in associazione con Kafka, tale W.F. Hermans, che descrive proprio questo disorientamento dell’uomo, lasciato solo in un territorio ostile, senza più punti di riferimento. Romanzo fisico – perché lui si perde davvero – e metafisico, perché perde le coordinate mentali. Si chiama “Nooit meer slapen” (Non dormire più). Conoscevo già l’autore, ma la sua lettura mi era stata commissionata da un editore (insieme ad altri suoi romanzi) per sapere se valeva la pena farlo tradurre e pubblicare. Io fui entusiasta, ma da allora sono trascorsi tre anni e di Hermans non è stato né tradotto né pubblicato nulla. E’ un po’ come – mutatis mutandis – se facessero leggere, che ne so, un Moravia a un olandese e poi non lo pubblicassero… Amarezze della vita.
    Stefano

  3. @ Ljuba: al servizio dell’utente;-)

    @ stefano: grazie per la segnalazione, a quanto vedo su amazon.de esiste una traduzione tedesca di Hermans, potrei leggere quella, se è ancora disponibile. (Potrei provare anche l’olandese, ma è un po’ faticoso, tutte le volte devo arrivare ai termini tedeschi facendo a ritroso la seconda rotazione consonantica;-). – In realtà comunque volevo dare al disorientamento una connotazione *positiva*: quando si perde la via, quello è il momento di rizzare le orecchie, perché finalmente siamo fuori del giro di pensieri cui siamo abituati. E’ una sensazione sgradevole, ma è l’unica che consenta di non tornare sempre sui nostri privati luoghi comuni.

  4. Non avevo mai pensato a questa concezione del disorientamento. L’ho sempre considerato negativamente. Ho appena finito il liceo e sto facendo il servizio militare. Sul mio futuro però non vedo che nebbia e la mia bussola non funziona molto bene. Le tue parole sono confortanti; così come lo è il fatto che tu abbia preso spunto da Goethe e da Kafka, due grandi, che non conosco ancora come vorrei, ma che ho già cominciato ad ammirare. Grazie.

  5. Certamente il servizio militare mi sembra un’ottima occasione di disorientamento;-) Sono contento che tu condivida con me questo effetto di consolazione che Kafka e Goethe esercitano. Perché l’unica consolazione possibile è questa: dire la verità nella maniera più lucida possibile, qualunque essa sia. In Goethe e Kafka la verità viene prima di ogni altra cosa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...